• DUO PIANISTICO GANERI ● DUO MOSCONI DELL’OSO
  • Palazzo Chiarizia – l’Aquila
  • 12.04.2026 ore 11.00
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  • CONCERTI A PALAZZO CHIARIZIA 2026

Stefania e Ilaria Ganeri, duo pianistico
Angela Mosconi e Francesco Dell’Oso, duo pianistico


PROGRAMMA



W. A. Mozart

Sonata in re magg KV 381

(Allegro; Andante; Allegro molto)

 

L. van Beethoven

Sonata in re magg op. 6

(Allegro molto; Rondò)

 

Duo Mosconi-Dell'Oso

 

F. Schubert

Fantasia op. 103

(Allegro molto moderato; Largo; Allegro vivace; Tempo I)

 

R. Schumann/J. Bizet

Sei Studi in forma di canone op. 56

 

1. Pas trop vite

2. Avec beaucoup d'expression

3. Andantino

4. Espressivo

5. Pas trop vite

6. Adagio.

 

J. Brahms

2 Valzer op. 39

 

L. Chiarizia

Valzer Utopico op. 13 n. 3

Duo Mosconi-Dell'Oso

 

L. Chiarizia

Op. 9 Valzer degli Spettri

 

Duo Ganeri

 

Un excursus musicale dal '700 ai giorni nostri presentato attraverso il duo pianistico a quattro mani, che dimostra l'evoluzione e la versatilità di questo tipo di formazione, con la quale grandi compositori hanno consegnato alla storia del pianoforte un immenso repertorio destinato prima ai salotti musicali, alla didattica, all'esecuzione domestica, arrivando infine alla sala da concerto.

Il programma inizia con due Sonate di Mozart e Beethoven - entrambe in re maggiore - che saranno eseguite dai giovani interpreti Francesco Dell'Oso e Angela Mosconi. La prima delle due Sonate in programma, Mozart KV 381 è una composizione tra le più note dell'intero repertorio per duo pianistico. Composta a Salisburgo al ritorno dal secondo viaggio di Mozart in Italia nel Gennaio 1772, è con ogni probabilità scritta per l'amatissima sorella Marianna, detta Nannerl, insieme alla quale suonava. Questa pagina di rara bellezza riflette la dimensione domestica tipica della musica a quattro mani settecentesca; all’epoca il repertorio era all'inizio del suo sviluppo, come sostiene il musicologo Abert, la distribuzione del materiale musicale tra i due esecutori appare piuttosto semplice, spesso affidata all’alternanza di brevi interventi o alla tradizionale distinzione tra melodia e accompagnamento. Tuttavia questa composizione colpisce per l'ampiezza del pensiero e per l’avvicendarsi di temi musicali delicati e temi dal carattere quasi solenne che rivelano l’interesse che Mozart stava allora sviluppando per la scrittura sinfonica, non a caso la Sonata nasce nello stesso periodo delle Sinfonie KV 114 e KV 124, e conserva nella trama pianistica qualcosa del respiro e della costruzione della musica orchestrale.

La seconda Sonata in programma Beethoven op. 6, fu composta tra la fine del 1796 e l’inizio del 1797 e pubblicata a Vienna dall’editore Artaria nell’Ottobre dello stesso anno. Il manoscritto autografo è andato perduto, alcuni abbozzi relativi al Rondò finale sono però stati conservati in un quaderno di appunti di quegli anni. Si tratta di una pagina breve e di carattere relativamente semplice, una delle poche occasioni in cui Beethoven si avvicina al repertorio per pianoforte a quattro mani. Proprio per questo motivo la Sonata è stata spesso interpretata come un lavoro destinato all’ambito didattico o alla pratica domestica, dimensione nella quale questa formazione ebbe grande diffusione fino all’inizio dell’Ottocento, ed è un lavoro che risale allo stesso periodo in cui Beethoven stava lavorando ad altre composizioni pianistiche giovanili, tra cui la Sonata op. 7. All’interno di questo contesto creativo emerge già, in alcuni passaggi, un tratto caratteristico della scrittura beethoveniana: un’energia tematica che, pur entro una forma contenuta, sembra anticipare sviluppi più ampi della sua futura produzione. I musicologi hanno spesso osservato come Beethoven si sia accostato al genere del pianoforte a quattro mani con minor interesse rispetto a Mozart, per il quale rappresentò invece un ambito creativo particolarmente fertile. Rimane tuttavia una testimonianza significativa del periodo viennese giovanile, quando Beethoven, poco più che ventenne, stava progressivamente affermando la propria personalità artistica.

 

Il programma continua con l'esecuzione, affidata al duo Ganeri, della Fantasia in fa minore op. 103 di Schubert. Composta tra Gennaio e Aprile del 1828 e pubblicata postuma da Diabelli, l’opera appartiene all’ultima stagione creativa schubertiana e rappresenta una delle più compiute realizzazioni nel repertorio pianistico a quattro mani, destinata dunque alla sala da concerto e ad oggi uno dei brani più eseguiti nella produzione concertistica e discografica mondiale. La Fantasia si articola in quattro sezioni, senza soluzione di continuità, concatenate tra loro secondo una concezione ciclica che rielabora liberamente il principio della forma-sonata, non lontana per impostazione dalla Wanderer-Fantasie. L’Allegro molto moderato iniziale, in fa minore, si apre con un carattere austero intensamente lirico, presto dilatato da modulazioni che ampliano il respiro del discorso tematico; il Largo, in fa diesis minore, un episodio di intensa cantabilità; l'Allegro vivace, di carattere brillante e dinamico, che riconduce al Tempo I -Finale rivelando un interesse particolarmente accentuato per la scrittura contrappuntistica (negli ultimi mesi della sua vita Schubert si dedicò profondamente allo studio del contrappunto) che è l'acme della conclusione del pezzo prima dell'ultimo ritorno alla frase musicale con cui la Fantasia era iniziata.

Meno noti e di più rara esecuzione i Sei Studi in forma di canone op. 56 di Schumann, che furono composti nel 1845 per pianoforte a pedaliera, uno strumento oggi praticamente scomparso, ma allora oggetto di interesse nell’ambiente musicale tedesco. L’opera nacque in un periodo in cui il compositore si dedicò con particolare intensità allo studio del contrappunto, approfondendo la tradizione bachiana. La diffusione della raccolta dei sei Studi si deve anche alle numerose trascrizioni che ne hanno reso possibile l’esecuzione su strumenti diversi, tra le quali si distingue questa di Georges Bizet per pianoforte a quattro mani, che consente di rendere su un unico strumento - grazie alla collaborazione di due interpreti - la complessa trama canonica concepita da Schumann. Di notevole interesse anche la splendida trascrizione per due pianoforti di Claude Debussy. I sei Studi non sono semplici, ma di fruibile ascolto per la notevole raffinatezza musicale, il rigore della scrittura imitativa si unisce infatti a una grande varietà espressiva, alternando momenti di intensa cantabilità ad episodi più raccolti e meditativi. Anche in questa trascrizione per pianoforte a quattro mani emerge con chiarezza la capacità schumanniana di trasformare la disciplina contrappuntistica in autentica invenzione poetica.

La parte dedicata ai compositori storici si conclude con una selezione di due Valzer dalla raccolta dei sedici Valzer op. 39 di Brahms, composti nel 1865 e dedicati al critico e teorico musicale Hanslick. sono una testimonianza del particolare interesse del compositore per questa forma musicale. Brahms amava i Valzer, per lui non si trattava soltanto di un genere brillante e danzabile, in questa forma musicale ha trovato uno spazio espressivo in cui la linea melodica conserva spesso un legame con inflessioni di carattere popolare. Più che all’eleganza stilizzata del valzer viennese, questi brani rimandano infatti al clima più spontaneo del Ländler, (danza tradizionale dell’area austro-tedesca), la scrittura è volutamente concisa e i pezzi si presentano in forma molto breve. Brahms è uno dei più grandi autori di composizioni per pianoforte a quattro mani, oltre alle celebri Danze Ungheresi e i cicli di Liebeslider Walzer, è autore di importanti trascrizioni per pianoforte a quattro mani tra le quali quella del suo stesso Concerto in re minore op 15 per pianoforte e orchestra, segno che la dimensione gli era congeniale e non aveva più alcun limite...

 

Il programma si conclude con le composizioni del M° Luigi Chiarizia eseguite dal duo Ganeri - Valzer Utopico - e dal duo Mosconi /Dell'Oso - Valzer degli spettri

Il Valzer Utopico composto nel 2025, reca questo titolo poiché è un brano fuori dal nostro tempo. L’autore dunque ritiene una forma di utopia il suo apprezzamento in questo periodo storico. Tuttavia, noi sappiamo che, il pubblico di questa sala, sicuramente apprezzerà la sua raffinatezza.

Il Valzer degli spettri composto nel 2024 è un omaggio a F. Chopin. Infatti, Luigi Chiarizia, ha usato stilemi tipici della scrittura Chopiniana ovvero: terzine, sestine, ottave. La melodia è ricca di cromatismi, languide progressioni, disillusione del controcanto e molte progressioni di settime. Spesso la melodia effettua salti che ampliano notevolmente il respiro della composizione. Come in Chopin, anche il basso segue linee melodiche ed è come se anch’esso cantasse insieme alla melodia. Il titolo valzer degli spettri rispecchia il carattere triste e un po’ gotico del brano…

Evento realizzato in collaborazione con Associazione Palazzo Chiarizia – Eventi Culturali

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